Il realismo fantastico di Dalo: memoria e visioni
“Un albero contro il cielo possiede lo stesso interesse, lo stesso carattere, la stessa espressione della figura umana”.
Così si esprimeva uno dei più grandi pittori religiosi del ‘900, Georges Rouault, sulla sacralità della natura. Nei paesaggi incantati di Dalò la natura è un’opera d’arte, una forza primordiale amata e rispettata in tutte le sue forme. Ed ecco dispiegarsi immagini fantastiche invase da una vegetazione rigogliosa e traboccante di frutti e fiori dove si aggirano creature strane e misteriose: uccelli, giaguari, rettili, cervi e scimmie. Il colore denso e squillante scandisce i diversi piani della scena, mentre l’attento dosaggio delle luci e delle ombre evidenzia la cura meticolosa dei dettagli. La figura umana partecipa silenziosa allo spettacolo naturale che la avvolge, quasi ad attendere un evento prodigioso che stravolga la quiete del momento. Tutte le opere figurative della mostra sono, infatti, pervase da un’atmosfera sospesa, senza tempo che raggela uomini e animali in pose plastiche di notevole impatto visivo. E’ come se il dipinto rispecchiasse con la sua apparente staticità l’irrequietezza interiore dell’autore, sempre alla ricerca di risposte esistenziali soddisfacenti. Da qui la scelta di tematiche lontane sia da un punto di vista cronologico, che geografico: la civiltà Maya con il suo retaggio di sacralità e simbolismo, la cultura cubana con le sue atmosfere magiche e decadenti.
Con l’antico popolo dei Maya l’artista condivide la capacità di osservare il mondo in modo spontaneo ed istintivo, di cercare il divino nei fenomeni naturali e negli animali. Così il Serpente piumato, Kukulcan, protettore dei sacerdoti e portatore di civiltà diventa protagonista della tela omonima e di Visioni, Il Colibrì e l’iguana considerati animali sacri divengono il proscenio di un incontro amoroso idilliaco, le scimmie e le are partecipano in Aspettando al manifestarsi di un evento prodigioso invocato dal mascherone del Dio Chaac. In tutti compare l’acqua, fonte di vita e simbolo ancestrale dai molteplici significati che tutto comprende. Il linguaggio pittorico di Dalò in queste opere appare autentico e naif nel ricco accostamento di colori, generalmente puri, e nella resa approssimativa delle proporzioni e della prospettiva. L’artista, autodidatta, dipinge per istinto accostando con innata maestria colori vivaci e contrastanti e arrivando ad esiti coloristici davvero convincenti. La sua visione realistica e poetica ci restituisce immagini di grande immediatezza come nel caso de La Danza, omaggio a Matisse nell’impianto compositivo e nella gestualità celebrativa dei partecipanti. La fervida immaginazione e il gusto del dettaglio che caratterizzano i dipinti di Dalò richiamano alla memoria le foreste tropicali, le giungle e le visioni oniriche di Rousseau, così come i suoi animali, resi con dovizia di particolari, ricordano le belve feroci di Ligabue. Artisti geniali, questi, che operarono ai margini di ogni scuola, movimento o tendenza, un po’ come Dalò che dipinge per se stesso, fuori dagli schemi del mercato contemporaneo. La sua voglia di sperimentare tecniche inusuali lo ha portato ad impiegare della sabbia nei Danzatori e nel suo pendant, Rito propiziatorio, opere volutamente primitive nell’assoluta mancanza di prospettiva e nell’uso di colori primari. Nel ciclo dedicato alle atmosfere cubane appare di nuovo un cambiamento nel linguaggio espressivo, come se la tecnica impiegata risentisse del sentimento nostalgico e decadente che ha ispirato questi lavori: il colore si fa più vibrante, denso e materico grazie all’impiego della spatola.
Un discorso a parte meritano le opere grafiche qui esposte. La mostra raccoglie gli ultimi lavori dell’artista e non poteva non comprendere le opere dedicate alla Maremma, amata terra natia, da sempre preziosa fonte di immagini e ricordi. Il disegno a carboncino è per Dalò un mezzo espressivo completamente separato dalla produzione pittorica e anche se nelle grafiche si ritrovano gli stessi soggetti di alcuni suoi dipinti gli esiti raggiunti sono comunque molto differenti. Il segno fortemente espressivo, deciso e non sempre pulito si aggroviglia in linee tracciate di getto che esaltano la centralità dei soggetti raffigurati. Ritornano gli animali, i butteri, le scene agresti di vita quotidiana che si stagliano con tutta la loro forza e individualità sul fondo neutro del foglio. Che impeto e che movimento possiedono le figure de La Marcatura e dell’Atterramento, che energia che sprigionano i cavalli al galoppo, sembra quasi di sentire il rumore degli zoccoli sul selciato!
La personale si conclude con un doveroso omaggio a Pienza, al suo patrimonio paesaggistico e al suo fondatore, Papa Pio II. Da grande umanista e letterato quale era, Enea Silvio Piccolomini scrisse numerose opere letterarie tra cui un manuale sull’Arte del Viaggiare recentemente ritrovato tra le cose possedute da Cristoforo Colombo durante il suo mirabile viaggio alla scoperta dell’ America. Ecco dunque spiegato il soggetto di Colpo di vento sulla Santa Maria, opera di raccordo tra le varie tematiche della mostra.
Non resta che mettersi seduti come i due personaggi de L’attesa a guardare il fantastico mondo di Dalò.
di Francesca Fornasari
(tratto dal catalogo della mostra
"Dalla Maremma al Centro America
passando da qui"
personale di grafiche e olii e tecniche miste)
Il colore dell’inesprimibile
Se tutto ciò che non possiamo vedere, ma che con l’intuizione arriviamo talvolta a percepire potesse essere riprodotto avrebbe certamente la gamma cromatica di Dalo, artista sensibile che nel colore ha trovato un mezzo espressivo privilegiato. Al di là dei soggetti e delle forme, spesso solo abbozzate, la sua scelta cromatica manifesta una ricerca intensa sulla capacità comunicativa e prorompente del colore in tutte le sue sfumature. Esemplare in tal senso appare l’opera Onde di colore e l’attesa dove la sacralità della maternità emerge con forza, più che dall’evidenza della figura femminile, dal movimento cromatico originato sullo sfondo da un sapiente pointillisme, evocativo del mistero della vita e del nostro essere creaturale. Anche nelle grafiche seppur giocate su tonalità ridotte ritroviamo nell’interazione feconda tra luce e colore lo stesso valore lirico-simbolico capace di esprimere le dinamiche interiori dell’artista. Gli autoritratti esplicano il suo desiderio di far partecipe l’osservatore di un complesso processo di crescita non solo fisico e biologico, ma sopratutto intellettivo e spirituale. Il colore diventa dunque luogo di auto-conoscenza, di elaborazione di un’esperienza vissuta e di maturazione di un personalissimo codice espressivo.
di Francesca Fornasari
|